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Vampire Night

C_OFF
Terre Sperdute
view post Posted on 28/7/2008, 13:53C_OFF
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Capofamiglia Interno

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 13/11/2009, 21:26




Verranno tempi, nella storia dell'umanità, in cui ogni mistero sarà svelato, in cui le radici di ogni leggenda vedranno la luce. Allora ai nostri occhi compariranno civiltà perdute, edifici modellati dal tempo; le nostre orecchie udranno suoni antichi, lingue sconosciute, nomi dimenticati. O forse, la Terra morirà e porterà con sé i suoi segreti, alla fine del Tempo e tutto sarà dimenticato... per sempre.
Vi fu un'epoca in cui misteriosi viaggiatori erano in grado di attraversare le porte tra i mondi e raccontare agli esseri umani cosa si celava al di là del tempo e dello spazio. Ora, di quelle visioni, non rimangono che leggende:


Atlantide

Avalon

Hyperborea

Lemuria

Mu

Ys



Atlantide

"Venient annis saecula seris quibus oceanus vincula rerum laxet et ingens pateat tellus Tethysque novos detegat orbes nec sit terris ultima Thule"

"Verranno secoli nelle tarde età del mondo nei quali l'oceano spezzerà i vincoli delle cose e la terra apparirà vasta e Teti farà emergere nuovi continenti né Tule continuerà ad essere l'ultima terra"

I precedenti versi sono stati ripresi dalla Medea di Seneca e la Tule di cui parlano, l'ultima terra conosciuta, fu identificata con Atlantide. Il mito di Atlantide ha radici antiche; uno dei primi a parlare di questa favolosa civiltà fu Platone, nei suoi dialoghi "Timeo" e "Crizia": secondo lui Atlantide si inabissò circa 9000 anni prima della sua epoca (circa 11.500 anni fa). Platone descrive l'isola di Atlantide come una terra molto fertile, irrigata per mezzo di canali e ricca di sorgenti d'acqua calda e fredda, che alimentavano le terme. Gli abitanti estraevano dalle miniere tutte le sostanze solide che potevano essere fuse, tra le quali anche il leggendario oricalco, un metallo dai riflessi ignei. Platone scrive che le pietre da costruzione erano bianche, nere e rosse, gli stessi colori predominanti delle pietre che ancora oggi si trovano nell'arcipelago atlantico delle Canarie. Sull'isola c'erano molti elefanti e gli atlantidi amavano praticare la caccia. Erano anche abili marinai che solcavano il mare su navi chiamate triremi. Erano soliti sacrificare tori, forse al loro principale dio: Poseidone. L'isola era suddivisa in 10 province, ognuna retta da un re; i dieci re ne eleggevano uno tra loro che teneva le redini del comando per un certo periodo; questa carica veniva assunta a rotazione da tutti e dieci i re. Al centro dell'isola sorgeva quella che veniva chiamata la Grande Montagna. Si dice che gli atlantidi avessero la pelle azzurrina per via della carenza di ossigeno nel sangue.

La descrizione di Platone è solo un'eco che appartiene al passato; ora Atlantide riposa, sepolta dalle acque del mare, nei pressi delle isole Canarie, o al largo delle Azzorre, o nei pressi della Groenlandia. Vari sono i posti in cui viene collocata l'antica isola, ma uno solo è il mito. Un diluvio e un'enorme onda fecero di tale terra una leggenda.


Hyperborea

Secondo Diodoro il Siculo (Storia Universale) l'isola di Hyperborea, grande come la Sicilia, era collocata in una zona imprecisata tra la Groenlandia e l'Islanda. Spesso identificata con Tule, questa terra era abitata da uomini e donne bellissimi e longevi venuti dalle stelle; alcuni di loro avevano il dono della Chiaroveggenza elargito dal dio Apollo che loro adoravano. Il clima dell'isola era temperato, la terra forniva due raccolti l'anno e le montagne erano trasparenti come cristallo. Diodoro indica negli Hyperborei i discendenti di Tule, considerata da alcuni coincidente con Atlantide, da altri solo una provincia dell'impero atlantideo.

La fine della civiltà iperborea fu causata dalla caduta di un meteorite che oltre a distruggere l'isola provocò l'innalzamento di una cortina di polveri che oscurò il sole con conseguente raffreddamento del clima in tutto il nord Europa e l'estinzione dei mammut (circa 9500 a.C.).


Lemuria

Il primo ad ipotizzare l'esistenza del continente Lemuria fu M.P. Sclater tra il 1850 e il 1860. Secondo Sclater questo continente, che comprendeva l'attuale isola del Madagascar e si estendeva fino a Sumatra e Ceylon, ospitò la prima civiltà umana, mentre secondo un altro studioso, Heckel, Lemuria fu la culla delle scimmie antropoidi e sorse e declinò in un arco di tempo che va dal Permiano (280 - 225 milioni di anni fa) al Nummulitico (eocene, 54 - 38 milioni di anni fa). Secondo alcuni autori il corpo primevo degli abitanti di Lemuria era un corpo "astrale" che via via, con il passare delle ere, ha acquisito consistenza fino a diventare un corpo materiale. W.Scott-Elliot, nella sua "Storia della Lemuria sommersa", scrive che i corpi della prima razza madre erano come "giganteschi fantasmi". I corpi solidi dei lemuriani erano dotati di due occhi rudimentali davanti e un terzo occhio dietro la testa, in corrispondenza della ghiandola pineale, l'occhio astrale. In seguito il corpo cambiò fino ad assumere l'aspetto definitivo di un umanoide alto circa quattro metri, pelle bruno giallastra, mascella inferiore allungata e faccia appiattita, occhi piccoli e distanti dalla visione sia anteriore che laterale (il terzo occhio permetteva di avere una visuale posteriore); portavano i capelli corti e vestivano di pelli. Agli albori della loro razza i lemuriani vivevano in capanne di legno e, in seguito, di pietre, cacciavano con aste di legno appuntite. Nell'ultimo periodo costruirono città ciclopiche di cui le statue nell'isola di Pasqua sono le uniche opere che rimangono. Adoravano un'entità superiore identificata nel sole.

Gli abitanti di Lemuria morirono in seguito ad una serie di cataclismi vulcanici, mentre il continente si inabissò lentamente fino a scomparire del tutto nelle acque dell'Oceano Pacifico.


YS

La malvagia principessa Dahut aveva trasformato la pacifica città di Ys, in cui regnava suo padre, il buon re Gradlon di Cornovaglia, in un luogo di peccato e di abominio. Una notte Dahut, abituata a farsi beffe dei suoi amanti ripagando ogni amplesso con la morte, cedette alla richiesta di un affascinante sconosciuto (il diavolo in persona!) che le chiese di consegnargli le chiavi delle dighe, erette a difesa della città contro la furia del mare. Dahut rubò le chiavi a suo padre e le consegnò al demonio il quale aprì tutte le chiuse. La città, in un istante, fu inghiottita dal mare. Solo re Gradlon, avvisato da San Guénolé, riuscì a scampare all'annegamento.

In realtà Ys non è scomparsa, ma dorme sotto le acque della baia di Douarnez, da dove, nelle notti di tempesta, sale il languido canto di Dahut



:.eroe.3: :.dama.:

"Quest’anno... chiederò che venga sciolta la maledizione e sopraggiunga la felicità..."

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